Non è la vita a essere breve, siamo noi ad abbreviarla. Parola di Seneca

Non è la vita a essere breve, siamo noi ad abbreviarla. Parola di Seneca

La vita è breve? No, al contrario è lunghissima. E la spiegazione a questa sconvolgente affermazione ce la fornisce Seneca, nel suo “De Brevitate Vitae”, dialogo composto verso il 50 d.C.. Insomma, vi è che in questo libretto lui ci soprannomina tutti quanti con un termine che sarebbe potuto uscire dalla penna di Michele Serra: “Gli occupàti”. Sì, è veramente stufo Seneca di sentire attorno a sé tutta quella gente che continua a dire di avere troppo da fare e se “avessi più tempo farei un sacco di cose”, ecc. E allora ce lo immaginiamo mentre sbraita: “Occupàti che non siete altro! Non è la vita ad essere breve siete voi che la rendete tale riempiendovi le giornate di attività vane e superflue”.
Oltre al fatto che in un certo senso anticipa già qualche assioma di Einstein sulla relatività, ci verrebbe da dire che Seneca dipinge con precisione il nostro ritratto. Sì, sta parlando di noi, insomma, smarrita umanità. Già, la colpa è nostra, “occupàti” che non siamo altro, con tutte queste connessioni a Internet, Social Network, parrucchiere (“attenzione nei confronti della propria capigliatura”, scrive proprio così il grande filosofo), palestra, gita in montagna, aperitivo, champions league, trading on line, taglio della legna, montaggio pneumatici invernali, selfie, petizioni, finte indignazioni, centro benessere, chiacchiere, chiacchiere e poi ancora chiacchiere.
Insomma, se ancora non lo si fosse ben compreso, siamo a noi ad accorciarci l’esistenza ingolfandoci di attività delle quali potremmo fare tranquillamente a meno.

Questo masochistico riempirsi le giornate di attività fatue ci soffoca, ci rende schiavi dell’orologio, siamo come dei robot a cui è stata tolta la consapevolezza di esserlo. Peraltro ci sentiamo tutti anticonformisti e in realtà siamo uniformati come mai è successo nella Storia del mondo. Vestiamo gli stessi vestiti, abbiamo lo stesso modello di telefono… Se un pomeriggio teniamo il telefono spento ci prendono per spocchiosi e se spieghiamo che avevamo voglia di stare un po’ da soli con noi stessi a fissare il muro davanti ci prendono per scemi.
Possibile che a nessuno venga mai voglia di ribellarsi a tutto ciò? Possibile che a nessuno scappi mai di vivere il presente e basta, quel presente che è l’unico tempo in nostro possesso, anziché rimandare ad un’ipotetica vecchiaia, al tempo della pensione il momento in cui ci si potrà finalmente dedicare a quello che i romani chiamavano “otium”, il tempo libero?
Quello che Seneca non aveva previsto è che il tempo libero noi lo abbiamo svuotato di significato saturandolo di impegni, diventando gli “occupati del tempo libero”: un ossimoro nel 50 d.C., una realtà nelle brevissime vite che ci tocca vivere al giorno d’oggi.

Fotografia: Eduardo Barrón, «Nerone e Seneca» (1904). Museo del Prado, Madrid (particolare)